| Data |
08-06-2010 |
| Oggetto |
La CNA sollecita iniziative a tutela delle attività artigiane di tintolavanderia .
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Le criticità che affliggono le imprese di tintolavanderia, aziende per lo più a conduzione familiare , dovute all’attuale situazione economica , con pesanti ripercussioni sulle singole attività artigiane , sono al centro di una lettera inviata dalla CNA Servizi alla Comunità al Presidente della Conferenza Stato-Regioni e ai Presidenti delle Regioni .
Oltre a queste preoccupazioni CNA Servizi alla Comunità sottolinea l’anomala situazione legata alle lavanderie “self-service” non soggette ai vincoli limiti previsti dalla vigente normativa sulle tintolavanderie e che vanno diffondendosi sempre di più , rappresentando , in alcuni casi una forma di concorrenza sleale per le aziende tradizionali di tintolavanderia.
Una lavanderia ad acqua, afferma la Presidente provinciale delle tintolavanderie Luigia Ballarin, è uno spazio allestito con lavatrici professionali ed essicatoi utilizzati direttamente dalla clientela , acquistando appositi gettoni.
Il meccanismo è simile a quello degli autolavaggi self-service: il cliente acquista il gettone per usufruire dei macchinari che gli occorrono, e, nel caso sia sprovvisto, compra anche gli appositi detergenti.
Per operare, prosegue la presidente Ballarin, questo tipo di lavanderia è tenuta a seguire quelle che sono le norme vigenti, ma , molto spesso viene rilevato che l’esercizio di queste attività si discosta da quello che è il modello descritto, infatti in queste lavanderie è spesso presente un addetto che fornisce assistenza e servizi alla clientela, proponendo anche servizi di stireria e di ritiro e consegna capi presso il domicilio dei clienti.
L’art. 2 comma 1 della legge n.84/2006 che disciplina l’attività professionale delle tintolavanderie indica la stiratura tra i trattamenti oggetto dell’attività professionale di tintolavanderia, pertanto si può pensare che la lavanderia self-service che effettui anche la stiratura dei capi, invada di fatto l’ambito di attività delle tintolavaderie, configurandosi non più come self-service, ma come tintolavanderia vera e propria.
In questo caso, sottolinea il Responsabile di categoria CNA Daniela Guagliumi, le disposizioni previste dalla legge 84/2006 andrebbero estese anche alle lavanderie self-service, sia per quanto riguarda i requisiti soggettivi necessari all’esercizio dell’attività, che per il rispetto delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza, per gli obblighi previdenziali e per il rispetto delle fasce orarie.
Non solo, ma anche per il servizio accessorio, di raccolta e recapito dei vestiti, la legge 84/2006 che disciplina la raccolta in sede fissa e/o in forma itinerante, stabilisce che all’utenza deve essere data chiara indicazione della sede dell’impresa presso cui viene effettuato il lavaggio dei capi.
Se tale servizio viene offerto dalle lavanderie self-service si intende che non sarà l’utente ad accedere direttamente alle macchine ed effettuare autonomamente il lavaggio, ma vi provvederà un addetto alla lavanderia self-service. Pertanto si configura l’invasione dell’ambito di attività delle tintolavanderie da parte delle lavanderie self-service.
Non abbiamo nulla in contrario all’esercizio regolare delle attività da parte delle lavanderie self-service, commenta la Responsabile CNA , basta che queste ultime non invadano l’ambito di competenza delle tintolavanderie artigiane, offrendo servizi alla clientela che la legge 84/2006 riserva alla tintolavanderie stesse.
Quello che chiediamo è il rispetto delle norme che regolamentano il settore, norme che riguardano : la materia sanitaria ; le disposizioni sugli orari di apertura e chiusura al pubblico, nonché la presenza di personale non autorizzato né in possesso dei requisiti professionali ; il mancato rispetto di tali norme si configura come esercizio abusivo della attività di tintolavanderia da parte delle lavanderie self-service.
Ciò che chiediamo come CNA è che vengano adottate da parte delle Istituzioni preposte, le misure normative necessarie a colmare il vuoto legislativo in materia di sanzioni e di funzioni amministrative, al fine di rimuovere lo stato di incertezza che non consente la piena tutela e garanzia dell’attività delle tintolavanderie che operano nel rispetto della disciplina dettata dalla legge 84/2006.
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Cna Ass. Prov. di Rovigo |
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