ECONOMIA POLESANA

 

    • Posizionamento geografico strategico e rilevante accessibilità infrastrutturale nel contesto regionale ed europeo.
    • Ampia disponibilità di suoli per insediamenti produttivi. Condivisione di criteri di localizzazione di produzioni ecocompatibili.
    • Notevole dotazione di infrastrutture di trasporto e logistiche (es. Interporto).
    • Presenza di agevolazioni ( Aree Obiettivo 2, ecc).
    • Presenza di risorse ambientali e naturali.
    • Presenza di beni architettonici, storici e monumentali.
    • Presenza del Distretto della Giostra e del Distretto del Settore Ittico.
    • L’Università – C.U.R.
    • Tipicità dei prodotti agricoli (alcuni certificati) e ittici.
    • Diffusione della piccola impresa.
    • Dotazioni di nicchia (tradizione cantieristica, imprese leader a livello mondiali che operano in diversi settori economici, ecc).

 

 PUNTI DI FORZA

ENTI LOCALI

  • Funzioni terziarie: dotazione di strutture di welfare e di coordinamento territoriale di amministrazioni pubbliche distribuite in modo omogeneo in tutta la Provincia.
  • Valorizzazione identitaria e culturale (musei, teatri, eventi, sagre).
  • Esperienze di programmazione negoziata.
  • Prassi consolidata di offerta e gestione intercomunale di servizi amministrativi.
  • Attività dello Sportello Unico per le Imprese.
  • Realizzazione di progetti legati all’infrastrutturazione e alla valorizzazione delle risorse.
  • Intenso attivismo e progettualità del tessuto associativo
  • Capitale sociale.
  • Identità storica e culturale.

 SOCIALE

  • Disponibilità di capitale umano qualificato (diplomato e laureato).

 

 PUNTI DI DEBOLEZZA

ECONOMIA

  • Incapacità del “Sistema Polesine” di valorizzare le sue potenzialità e la sua competitività.
  • Modesto spirito imprenditoriale.
  • Modesta propensione al rischio.
  • Carenza di strumenti finanziari che facilitino l’accesso al credito agli imprenditori.
  • Debole presenza di innovazione tecnologica.
  • Mancato mismatch tramercato del lavoro e mondo della scuola.
  • Aree produttive con scarsa dotazione infrastrutturale.
  • Ritardo dello sviluppo turistico.
  • Carenza di strutture ricettive.

Agricoltura

  • Agricoltura prevalentemente estensiva.
  • Crisi della piccola realtà contadina.
  • Difficoltà di ricambio generazionale.
  • Concorrenza dei mercati esteri.
  • Scarsa incidenza della filiera produttiva.

Industria

  • Crisi del settore tessile.
  • Scarsa presenza di servizi avanzati alle imprese.
  • Difficoltà delle imprese del settore manifatturiero di adeguarsi ai cambiamenti dell’economia.
  • Debolezza delle strategie di sviluppo industriale (mancata connessione tra le produzioni).

Artigianato

  • Frammentazione delle imprese.
  • Mancato ricambio generazionale.

Commercio

  • Effetti negativi dei centri commerciali sulla struttura distributiva locale e sul carattere dei centriurbani.

 ENTI LOCALI

  • Scarsa capacità di pianificazione ad area vasta.
  • Crescita della domandadi servizi sociali legati alla crescente concentrazione di popolazione anziana.

 SOCIALE

 Mercato del lavoro

  • Abbandono del territorio da parte della forza-lavoro qualificata per mancanza di opportunità lavorativa.
  • Presenza di disoccupazione femminile.

Popolazione

  • Declino demografico.
  • Invecchiamento della popolazione.

 

OPPORTUNITA’

 ECONOMIA 

  • Produzione di colture agricole specializzate e certificazione di qualità dei prodotti.
  • Sviluppo delle macroaree e delle aree artigianali.
  • Nuove infrastrutture viarie, fluvio-marine e tecnologiche (prolungamento Valdastico, casello autostradale di Villamarzana, collegamenti viari provinciali tra l’Eridania e la Transpolesana, nuova Romea Commerciale, banda larga).
  • Turismo ambientale, fluviale, culturale, religioso, congressuale, gastronomico.
  • Parco del Delta del Po come motore dello sviluppo di tutto il territorio provinciale.
  • Sviluppo delle “imprese sociali”.
  • Marketing territoriale interno ed esterno.
  • Produzionidi qualità

 ENTI LOCALI

  • Potenzialità della sinergia tra Comuni per l’offerta e la gestione associata di servizi.
  • Realizzazione di “Unioni di Servizi” tra Comuni contermini ed omogenei sotto il profilo della dimensione demografica.
  • Redazione del Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento (PTPC) – “Terzo Veneto”.
  • Possibilità di imparare dagli errori commessi nel Nord Est più avanzato nel modo di concepire lo sviluppo.
  • “Fare squadra” con le Province contermini.

 SOCIALE

  • Pianificazione di politiche a sostegno delle famiglie e delle giovani coppie (contratti part-time per lavoratrici femminili, agevolazioni fiscali, assistenza domiciliare gratuita agli anziani, tempo prolungato a scuola, ecc).
  • Attivazione di iniziative di integrazione dell’immigrazione extra-comunitaria.